Riassunto cap. IX
Lucia arriva a Monza con sua madre e insieme vanno al convento dei Cappuccini con la lettera di Padre Cristoforo. Da qui vengono mandate al monastero dove incontrano "la Signora", la monaca di Monza. Era vestita con un velo nero, da dove spuntava una ciocca di capelli; sotto il velo aveva delle bende di lino che coprivano tutto il capo, i suoi occhi erano grandi e neri, era pallida e aveva un portamento alquanto superbo. La monaca di Monza era la figlia più piccola di un principe milanese. Prima che nascesse i genitori avevano deciso che doveva diventare una monaca; e da bambina le regalavano bambole vestite da monaca. A sei anni era andata al monastero per studiare insieme ad altre bambine. Lei pensava di diventare monaca, ma le altre ragazze pensavano al matrimonio e alle feste. Gertrude incomincia a cambiare idea e ad un certo punto scrive una lettera a suo padre dove dice che non vuole più farsi monaca. Tornata in famiglia viene maltrattata da tutti. Solo un paggio la tratta bene, quindi, i due si scrivono alcuni bigliettini. Un giorno suo padre la scopre e la lascia da sola; la costringeranno a farsi monaca. 
Luciano
, III B.
Riassunto cap. VIII
- Carneade? Chi è costui? Pensava Don Abbondio con un libro aperto davanti, quando Perpetua entrò. Carneade! Mi sembrava di aver già sentito questo nome, dovrebbe essere uno studioso antico: dal nome mi sembra quello; ma chi era? Don Abbondio non pensava che stava per succedergli qualcosa. Si divertiva a leggere ogni giorno; un curato suo amico gli prestava un po' di libri, il primo che gli veniva tra le mani. In quel momento Don Abbondio stava meditando su una lode a San Carlo Borromeo. Il santo era paragonato ad Archimede, quanto allo studio e fin qui Don Abbondio non trovava incertezze, perché Archimede ne aveva fatte molte di scoperte e per sapere qualcosa di lui non ci voleva molto. Ma dopo Archimede vi era qualche riferimento a Carneade. In quel momento entrò Perpetua ad avvisare che era arrivato Tonio:- A quest' ora? Disse Don Abbondio:- Cosa vuole? - Non hanno discrezione, ma se non si piglia al volo... - Già, se non lo prendo ora, chissà quando lo potrò riprendere!! Fatelo entrare... - Certo! Risponde Perpetua che scese, aprì la porta e disse:- Dove siete? Tonio ed Agnese si fecero vedere e la salutarono: - Buonasera, rispose Perpetua e chiese ad Agnese come mai si trovava lì. - Perché una donna insiste col dire che non vi siete sposata con Beppe Suolavecchia, né con Anselmo Lunghigna, perché non v'anno voluta! - No, ribatté Agnese, sono io che non li ho voluti! Agnese se ne andò ed intanto tossì forte, allora Renzo e Lucia capirono che era ora di entrare in casa di Don Abbondio. Intanto Tonio e Gernaso erano già davanti al curato e, porgendogli le venticinque berlinghe, Tonio gli chiese se gli poteva ridare la sua collana che Don Abbondio andò a prendere nell'altra stanza. Tonio disse, dopo avere ricevuto la collana :- Ora è il momento di mettere un po' di nero su bianco! - Certo, rispose Don Abbondio, firmandogli una ricevuta, ed ecco che i ragazzi balzarono fuori e Renzo esclamò:- Questa è mia moglie! E dopo di lui, Lucia disse:- Questo è mio... Ma prima che potesse finire la frase, Don Abbondio le tirò un tappeto in testa e prese la fuga. - Aiuto! Iniziò ad urlare il curato, chiudendosi in camera. Intanto Renzo batté sulla porta, Tonio cercç la ricevuta, Gernaso l' uscita e Lucia disse a Renzo che era il momento di andarsene. Ambrogio, svegliato dalle grida del curato, cominciò a suonare le campane, svegliando e allarmando tutti. Era il momento di andarsene dalla città per Renzo e Lucia: un battello li aspettava lì vicino. Dalla campagna alla città che cambiamento! A Lucia dispiaceva lasciare i suoi monti, ma purtroppo questa era la realtà:
Addio, monti sorgenti dall' acque, ed elevate al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l' affetto dei suoi familiari...
Lorenzo e Fabio.
Riassunto cap. VII
Padre Cristoforo, appena tornato a casa di Lucia, racconta l' incontro andato male con don Rodrigo. Renzo, furioso, viene calmato dal frate che consiglia di avere fiducia in Dio. Rimasti soli, i due giovani, hanno una discussione. Renzo, accecato dalla collera, minaccia di farsi giustizia e Lucia, spaventata, promette al giovane di sposarlo la sera seguente, in segreto. Nel frattempo don Rodrigo prepara un piano per catturare Lucia e manda alcuni suoi "bravi" guidati dal Griso, per studiare il posto. Il bravo si traveste da mendicante ed entra in casa di Lucia, mentre alcuni suoi compagni si appostano nelle vicinanze; tre vanno all' osteria, dove ci sono anche Renzo, Tonio e suo fratello Gervaso. Renzo sospetta, ma non ottiene informazioni dall' oste. Un vecchio servitore di don Rodrigo, intanto, è corso al convento di Fra' Cristoforo per informarlo del rapimento organizzato per quella notte. Ormai è sera e Renzo e i due testimoni, assieme ad Agnese e Lucia, raggiungono la canonica, dove si dividono. I giovani si nascondono con Agnese dietro la casa del curato, mentre i testimoni del matrimonio bussano alla porta. Perpetua, sentendo che Tonio vuole saldare il debito, chiama il curato. Agnese si unisce ai testimoni, fingendo di essere li per caso.
Sara
e Delia
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Riassunto cap. VI
Fra Cristoforo chiede a don Rodrigo di permettere il matrimonio tra i due promessi sposi, cioè Renzo e Lucia. Il nobile reagisce violentemente: il "duello", nel quale fra Cristoforo predice a don Rodrigo il compiersi di una giustizia divina " verrà un giorno...", volge a termine, perché il frate viene cacciato dal palazzo del signorotto. Uscendo, il frate incontra il vecchio servitore, che lo aveva accolto al suo ingresso, che gli dice di avere delle rivelazioni da fargli e gli dà appuntamento, per il giorno dopo, al convento. 
Intanto, Agnese propone a Renzo e a Lucia di effettuare lo stesso il matrimonio: dovevano presentarsi davanti al parroco con due testimoni e pronunciare la formula. Sebbene celebrato contro la volontà del parroco, questo matrimonio avrebbe avuto valore a tutti gli effetti. Renzo si mostra molto contento, ma Lucia è contraria, perché la considera una " mala azione ", ma poi viene convinta dal futuro marito e dalla madre.
Renzo, in cerca di due testimoni per il matrimonio, si reca a casa di Tonio. Quando arriva, l' intera famiglia è riunita in attesa di una polenta bigia. Renzo rifiutando l' invito a trattenersi, conduce l' uomo all' osteria e lì gli chiede di fare da testimone al matrimonio. In cambio del favore, Renzo gli offre del denaro per pagare un debito con il signor curato. Tonio accetta, ma a questo punto manca l' altro testimone, così l' amico propone suo fratello Gervaso, che per convincerlo, basta che Renzo gli offra il pranzo.
Il futuro marito torna a casa di Lucia per parlarle dell' accaduto. Nel frattempo si sentono i passi di fra Cristoforo, arrivato per riferire com'è andato il colloquio con don Rodrigo.
Maddalena III B
Riassunto cap. V
Padre Cristoforo
decide di recarsi personalmente al cospetto di Don Rodrigo
, e arrivato al palazzotto in cui vive, capisce subito dall'ambiente il carattere del criminale. Infatti le sue guardie sono tutte muscolose e pronte a farsi giustizia. Un "bravo" lo accompagna nella mensa, in cui si stava tenendo un ricco banchetto. Lì sono presenti il podestà che doveva fare un processo a Don Rodrigo e Renzo, vicino all'Azzeccagarbugli. É presente anche il conte Attilio. Il curato si avvicina a Don Rodrigo e gli dice di dovergli parlare in privato e così vanno in un'altra stanza. Stranamente, non c'è una descrizione di Don Rodrigo, bensì è come se il villaggio risentisse della sua presenza, così rozza com'è. Inoltre c'è un quadro dettagliato della corte dei signorotti del tempo; sono, infatti, presenti tutte le persone più potenti e più colte del dominio, e cercano di essere amici di Don Rodrigo.
Mirco
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Riassunto cap. IV
Il capitolo si apre mentre Padre Cristoforo si incammina verso la casa di Lucia. L'ambiente intorno a lui è quello di una splendida mattina autunnale con la sua natura colorata, ma triste per le persone povere che lavorano nei campi. Padre Cristoforo è un uomo più vicino ai sessanta che ai cinquanta.
Ha una lunga barba bianca e la classica capigliatura da frate.
Un tempo si chiamava Lodovico ed era figlio di un ricco borghese che lo aveva fatto crescere in mezzo ai nobili.Lodovico credeva di esssere rispettato dagli altri membri dell'alta società, ma questi non lo trattavano affatto come un loro pari. Un giorno Lodovico assieme ai suoi bravi e a Cristoforo, il capo della servitù, incontra per strada un nobile gentiluomo ed i suoi bravi.
I due gruppi litigano per decidere chi ha il diritto di passare lungo il muro. Ad un certo punto sguaninano le daghe ed iniziano a darsi battaglia. Cristoforo si sacrifica per salvare Lodovico dal fendente del nobile. Lodovico vendica l'amico uccidendo il gentiluomo.
Il giovane, sconvolto dal rimorso, si fa frate e cambia il suo nome in Cristoforo per ricordarsi sempre ciò che aveva fatto. Cristoforo prima di iniziare il suo noviziato in un altro paese decide di chiedere perdono al fratello del gentiluomo. Quest'ultimo raduna nel suo palazzo una grande folla per umiliarlo pubblicamente.
Il frate, determinato, non si scoraggia per la presenza di così tanta gente e non appena vede il gentiluomo si inginocchia ai suoi piedi e chiede il suo perdono. Il nobile lo concede e lo invita a cenare con lui, ma fra' Cristoforo prende solo una pagnotta e si congeda.
Commento: - Il fratello dell' ucciso,e il parentado. che s'erano aspettati d'assaporare in quel giorno la triste gioia dell'orgoglio, si trovarono invece ripieni della gioia serena del perdono e della benvolenza-
Questa frase mi ha colpito, perché racchiude il significato del capitolo. Non è facile chiedere perdono, ma neanche concederlo. Questo è l'insegnamento di Gesù: come Dio pedona noi... noi dobbiamo perdonare il prossimo.
Giacomo
III B
Riassunto cap. III
Lucia entra nella stanza dove Renzo ed Agnese fino a quel momento stavano parlando ed ora si volgono a guardarla. Aspettano che essa, finalmente, si decida a parlare. Lucia dice:
- Chi poteva immaginare che le cose potevano andare così?
Con voce rotta dal pianto, comincia a raccontare come, qualche giorno prima, mentre tornava dalla filanda, ed era rimasta dietro le sue compagne, aveva incontrato don Rodrigo, in compagnia di un altro uomo. Don Rodrigo aveva cercato di intrattenerla, con chiacchiere non molto belle, ma lei, senza dargli retta, aveva affrettato il passo, raggiungendo le compagne. Intanto, aveva sentito ridere l'uomo e don Rodrigo dire:
- Scommettiamo?
Il giorno dopo, sempre sulla strada di ritorno dalla filanda, si ripresentano dinnanzi a Lucia i due uomini, incontrati il giorno prima. Questa volta, però, Lucia é insieme alle sue compagne e i due uomini non le rivolgono la parola, limitandosi solo a sghignazzare tra di loro. Subito dopo l'incontro, Lucia va da padre Cristoforo a confessarsi e raccontargli l'accaduto. Agnese, domanda alla figlia:
- Hai fatto bene a raccontare tutto a Padre Cristoforo, ma perché non anche a me?
Lucia aveva avuto delle buone ragioni: la prima, per non rattristare e spaventare la buona donna; la seconda, per non far viaggiare per molte bocche una storia che voleva essere gelosamente sepolta, tanto più, che sperava che le nozze, si sarebbero celebrate comunque. Agnese chiede, curiosa, di sapere se il Padre avesse trovato una soluzione al problema dei due giovani:
- Che cosa ti ha detto Padre Cristoforo?
- Mi ha detto di affrettare le nozze il più che potevo e di pregare il Signore.
A queste parole, Lucia scoppia a piangere. Dopo un attimo di silenzio, Agnese, rivolgendosi a Renzo dice:
- Vai a Lecco, cerca il dottor Azzeccagarbugli, e raccontagli l'accaduto. Ma per l'amor del cielo, non chiamarlo così: é un soprannome. Bisogna dire signor dottore. Portagli quei quattro capponi, a cui dovevo tirare il collo per il banchetto di domenica. Di sicuro lui ti saprà consigliare!
Renzo accetta ben volentieri l'idea di incontrare il dottor Azzeccagarbugli e si mette in cammino per Lecco, con i quattro capponi in una mano. Arrivato alla casa del dottore, entra in cucina, dà alla serva i quattro capponi e si dirige nello studio di Azzeccagarbugli. Si accomoda su un seggiolone e comincia a dire:
- Vorrei sapere, da lei che ha studiato, se a minacciare un curato, perché non fa un matrimonio, c'è penale.
A queste parole, però, il dottore si fa un'idea sbagliata di Renzo, considerandolo un "bravo", che vuole impedire un matrimonio, e quindi minacciare un curato. Renzo, però, capisce il malinteso e cerca di spiegare ad Azzeccagarbugli che il danno lo hanno fatto a lui. Le sue spiegazioni non servono a nulla, perché il dottore, appena sente il nome di don Rodrigo, manda via malamente Renzo, il quale é costretto a tornare a Como, senza nessuna soluzione ai suoi problemi. Le due donne, intanto, ricevono la visita di fra Galdino, a cui Lucia chiede di avvertire Padre Cristoforo che lei ha una grande fretta di parlargli, ma che non può muoversi di casa, quindi venga lui al più presto. Poco dopo, Renzo, di ritorno dalla sfortunata spedizione, viene informato dalle due donne della nuova possibilità di aiuto da parte di Padre Cristoforo. Il giovane si aggrappa, con tutte le sue forze, a questa nuova speranza e si allontana nel buio della notte.
Commento: questo brano mette in risalto il grande grado "di miseria morale" della figura dell' avvocato: infatti, a lui, in realtà, preme di assicurarsi il favore di don Rodrigo e un posto alla sua tavola. Non importa se per questo egli debba calpestare la giustizia di cui dovrebbe essere servitore e garante.
Alexandra
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Riassunto cap. II
Don Abbondio, la notte non riesce a dormire perché sa che il giorno dopo ci sarà una guerra tra lui e Renzo, per il motivo del matrimonio e visto che non ha escogitato nessun piano di gira e rigira nel letto cercando di dormire.
Il mattino seguente, Renzo con aria e felicità da giovincello si presenta nell'ufficio del prete, che lo accoglie con aria misteriosa.
Subito, il promesso sposo gli chiede a che ora si deve trovare in chiesa e il prete, come se non sin ricordasse nulla, gli chiede che cosa si sarebbe manifestato in chiesa, lo stesso giorno.
Lo sposo ovviamente stupito gli risponde che ci sarebbe stato il matrimonio.
Dopo avergli detto che si sentiva male, che aveva lavoro da sbrigare, che avrebbe rimandato il matrimonio a quindici giorni, conclude convinde Renzo che esce,
Mentre se ne va, vede Perpetua nell'orticello che gli riferisce tutte le informazioni date dal prete.
Allora, Renzo, infuriato torna dal prete, che pallido si accorge di tutto e cerca di scappare, ma il ragazzo che ha previsto tutto, gira la chiave, chiudendosi dentro.
Dopo aver detto al prete le cose dette dalla serva, se ne va. Renzo corre da Lucia per riferirgli l'accaduto, ma lei risponde che lo sapeva già e annuncia a tutti che il matrimonio sarà spostato e le amiche della sposa vanno in paese a spargere la voce come se fossero uccellini.
Commento: Questo brano mi è piaciuto molto, soprattutto il pezzo in cui Renzo torna da Don Abbondio, perchè è ben descritto.
Lucia rimase molto delusa di questo fatto perché la promessa sposa amava Renzo ed era molto felice e ansiosa di sposarlo. Per questo quel giornoaveva impiegato molto tempo per vestirsi e addobbarsi a dovere: aveva i capelli neri che si avvolgevano dietro la testa in molteplici, cerchi, trapassati da lunghi spilli d'argento.
Intorno al collo aveva una collana di perle rosse alternate a bottoni d'oro di filigrana. Aveva un vestito stupendo: un busto broccato a fiori, le maniche allacciate da nastri, una corta gonnella di seta a pieghe, due calze color rosso acceso, due pianelle di seta ricamate, ma la cosa che lo rendeva più bello era la gioia che le si dipingeva sul viso.
Luca
, Sara
e Chiara
, Terza B.
Riassunto cap. I
Ci troviamo sul lago di Como tra due monti: il San Martino e il Resegone, dove scorre il fiume Adda. È la città di Como, vicino a Lecco. Como è attraversata da piccole stradine e, in una di queste, andava verso casa, nella sera del 7 Novembre 1628, Don Abbondio. Il curato era intento a recitare le sue preghiere. Arrivato ad una voltata della stradetta, guardò verso il tabernacolo, che divideva la strada in due, e vide una cosa che non avrebbe voluto vedere: due uomini che aspettavano qualcuno. Avevano l'aria di appartenere alla specie dei "bravi". Portavano sul capo una reticella, vestivano bene ed erano molto armati. Don Abbondio, quando capì che l'aspettato era lui, si fece subito un esame di coscienza e cominciò a pensare di fuggire, ma, dovette rassegnarsi all'incontro. I "bravi" ordinarono al povero curato di non sposare Renzo e Lucia per ordine di Don Rodrigo. Infatti l'indomani i due giovani dovevano essere maritati da Don Abbondio, ma i capricci del grande signore non lo permettevano. Sentito il nome del mandante, il sacerdote promise di obbedire e tornò, preoccupato, verso casa. Giunto alla porta della dimora, entrò e vide Perpetua, intenta a preparare la tavola. Come si potrebbe intuire, Perpetua, era la domestica di Don Abbondio, la quale, si accorse subito che era capitato qualcosa di grave e cominciò ad interrogare il padrone con insistenza. Don Abbondio, dopo molte incertezze, raccontò a Perpetua l'accaduto. Dopo la conversazione Don Abbondio, tremando e brontolando, si avviò verso la sua camera e, dopo aver ricordato a Perpetua la promessa fatta, entrò e chiuse la porta.
Commento: secondo noi la società di oggi non è molto diversa da quella in cui è ambientato il romanzo. Infatti Don Rodrigo e i "Bravi" possono assomigliare ai delinquenti dei nostri tempi che ottengono ciò che vogliono con la forza.
Delia
e Paolo
, terza B.
Il romanzo storico.
Il romanzo storico, fiorì in tutta l' Europa, durante il XIX secolo. L' iniziatore di questo romanzo, é Walter Scott (1771-1832), con i suoi celebri scritti d' ambientazione scozzese (Ivanhoe, La sposa di Lammermoor, L' abate e altri).
Durante l' Ottocento, il romanzo storico diventò il genere letterario più importante e apprezzato, perchè era in grado di analizzare i vari aspetti e i problemi della società, come ad esempio, la ricchezza della classe borghese, la decadenza dei nobili, che nonostante ciò, detenevano il potere politico, la rivoluzione industriale, la cultura romantica, che valorizzava i sentimenti umani e il problema dell' estensione, dell' istruzione a fasce più larghe di popolazione, dove risiedeva, ancora, un alto tasso di analfabetismo e ignoranza.
Gli intelletuali, che fino a quel momento, avevano raffigurato la nobiltà, ora raffiguravano la nuava classe in ascea ed espressero, nelle loro opere, le esigenze e gli ideali dei borghesi.
Si creò, così, un pubblico differenziato, per interessi e cultura, che gli scrittori ed editori cercarono di accontentare, proponendo loro, vari tipi di romanzo ( rappresentativi di una forma di espressione più comprensibile e popolare, della poesia) e pubblicazioni, sui giornali più venduti, di intere opere a puntate (Germinale di E'mile Zola é una di queste opere).
La spinta dei grandi eventi del passato, per capire il presente, fece nascere romanzi di straordinario valore letterario, ambientati con precisione e coerenza, in un determinato periodo storico.
I personaggi dei racconti, e le loro vicende, si mescolavano con la storia colletiva dei popoli e fatti realmente accaduti, si fondevano con altri, della fantasia ed immaginazione, dell' autore.
Il più importante autore storico italiano, é Alessandro Manzoni, con I Promessi Sposi. In quest' opera, Manzoni, raffigurò la situazione della Lombardia, nel XVII secolo, durande la dominazione spagnola. Nelle pagine del romanzo si realizzò la concezione manzoniana, secondo la quale lo scrittore deve rispettare la verità dei fatti: poesia e storia, hanno un oggetto comune, la realtà, ma trattandola in modo diverso. Nella storia, i fatti vengono studiati, senza curarsi dei sentimenti, dei personaggi; invece, il poeta, integra la storia, immaginando, i vari stati d' animo, le difficoltà, le scelte che gli individui, hanno compiuto, contribuendo allo svolgimento della storia.
Alessandro Manzoni fu, anche, il primo autore italiano a scrivere I Promessi Sposi, in fiorentino, eliminado tutte le espressioni estranee all' uso parlato.
Il romanzo, divenne così, la base su cui avrebbe potuto, costruirsi la futura lingua italiana.
Alexandra
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